Elezioni Ecuador: le insufficienze del correismo si convertono in bocciature

Ecuador, Guillermo Lasso vince al ballottaggio

Elezioni Ecuador: le insufficienze del correismo si convertono in bocciature

Contro tutti i pronostici, l’esponente per eccellenza del neoliberismo in Ecuador, Guillermo Lasso, vince al ballottaggio contro il più quotato Andrés Arauz (“erede” di Rafael Correa e della Revolución Ciudadana). Neoliberismo contro socialismo del XXI secolo: era questa la sfida – una delle più ripetute nella storia recente dell’America Latina – in questo importante 11 aprile. Gli istituti demoscopici in blocco, anche quelli che tendenzialmente presentano un campionamento favorevole alle destre, davano per certa la vittoria di Arauz contro Lasso. Considerate le premesse, più che una vittoria di Guillermo Lasso, si può parlare di una sconfitta della Revolución Ciudadana. Lasso ha ottenuto 4.6 milioni di preferenze, contro i 4,2 milioni di voti di Arauz. Decisivo il voto nullo: 1,7 milioni di cittadini ecuatoriani non hanno espresso una preferenza. Una quantità decisiva che ha favorito l’uomo simbolo della destra ecuatoriana.

Il neoliberismo accelera grazie all’incapacità del partito di Rafael Correa di sanare le insufficienze (rilevate al primo turno), sfociando in sonore bocciature.

Qui, l’analisi del primo turno e l’avvicinamento alla data chiave dell’11A

L’analisi delle elezioni in Ecuador. Ecologia e gioventù: Il voto nullo che vale una sconfitta

Andrés Arauz e Guillermo Lasso partivano da un differenziale importante, di circa 13 punti. Arauz si accaparrò il 32,72% delle preferenze, fermandosi a 7 punti dalla vittoria in primo turno. Al photofinish, Guillermo Lasso (19,74%) superò Yaku Pérez (19,37%), candidato del partito indigenista Pachakutik. Infine, l’outsider Xavier Hervas (15,68%), presentatosi sotto una bandiera progressista, fece il colpaccio tra i più giovani.

Lo scenario più favorevole per la sconfitta più cocente

Risulta così evidente che, tra i quattro candidati più votati al primo turno, si rilevassero maggiori affinità tra Arauz, Pérez ed Hervas. I tre, infatti, hanno rappresentato la quasi totalità delle anime del progressismo ecuatoriano. Qualora si fosse presentato un ballottaggio tra Arauz e uno tra Hervas e Pérez, sarebbe stato decisamente più complicato, per il candidato della Revolución Ciudadana, convincere i votanti degli sconfitti a passare dal lato del socialismo del XXI secolo. Il colpo di coda di Guillermo Lasso al primo turno prefigurava lo scenario ideale per la Revolución Ciudadana per vincere al ballottaggio. Sarebbe bastato lavorare sull’elettorato indigenista e su quello più giovane.

Sul piano tematico, partendo dall’elettorato che si decantò per Yaku Pérez, bisognava approfondire su: 1. questione ecologica e freno all’estrattivismo; 2. difesa della biodiversità; 3. rispetto per le popolazioni indigene. Tre punti che sono stati semplicemente dimenticati, in questa seconda parte di campagna, dalla Revolución Ciudadana. Un eccesso di sicurezza che è costato carissimo, se si analizza il voto per regioni. Nella Sierra, Lasso vince quasi ovunque, grazie all’enorme peso del voto nullo. Piccola nota: considerata l’obbligatorietà del voto in Ecuador, l’astensione è molto bassa ma il voto in bianco e quello nullo sono decisivi.

Guillermo Lasso in uno scatto di campagna di 4 anni fa (2017). Foto di Samurai Juan

Andando a prendere il voto regione per regione, la tendenza è la seguente: dove c’è un esiguo voto nullo o in bianco, vince la Revolución Ciudadana. Dove, invece, il nullo/bianco “se la gioca”, in numeri assoluti, con i due candidati, vince Guillermo Lasso. Emblematico il caso del Cotopaxi (regione interna del Paese dove è maggioritaria la componente indigena), dove il voto nullo (96.000) supera le preferenze per Arauz (82.000).

L’omissione come mancanza di volontà politica di cambiamento. La bocciatura sul rapporto tra ecologia ed economia

La Revolución Ciudadana non è riuscita, quindi, a mobilitare quella parte di censo elettorale che aveva optato per Pérez e che, sicuramente, si aspettava qualcosa in più. La questione ecologista e la politica estrattivista sono state due delle materie più controverse nell’epoca del correismo. Il caso più noto è quello dell’avvio dell’estrazione petrolifera nel meraviglioso Parco Nazionale del Yasuní (tra le province di Orellana e Pastaza). La necessità di conciliare una politica espansiva – investendo in educazione, sanità e infrastrutture – con quella di trovare le risorse e mantenendo sotto controllo il deficit, ha portato il correismo a sfruttare una zona che dispone del 20% delle risorse fossili del Paese. Proprio a partire dal secondo mandato di Rafael Correa (nel 2011), la ripresa di una politica almeno in parte estrattivista ha creato più di una frizione con le popolazioni indigene. La questione ambientale è rimasta lì, sul banco, in attesa di un cambio della matrice produttiva, e nella campagna elettorale di Andrés Arauz non si è praticamente fatta menzione a un nuovo modello economico e produttivo. Una omissione che suona come una sottesa mancanza di volontà politica di cambiamento. Nonostante Andrés Arauz si sia garnatito l’appoggio della CONAIE (Una delle sigle più importanti dell’indigenismo ecuatoriano) per il ballottaggio, il voto nullo di quel segmento ha superato di gran lunga le preferenze per il candidato della Revolución Ciudadana.

Ecuador, Parco Yasuní
Foto del Parco Nazionale Yasuní. GRID-Arendal resources library by: Peter Prokosch
Ecuador, Parco Yasuní
Foto del Parco Nazionale Yasuní. GRID-Arendal resources library by: Peter Prokosch
Ecuador, Parco Yasuní
Foto del Parco Nazionale Yasuní. GRID-Arendal resources library by: Peter Prokosch

Qui, la lunga intervista al deputato eletto della Revolución Ciudadana, l’ex console Gustavo Mateus Acosta

Una mancanza di prospettiva sul futuro, ma solo sul piano comunicativo

L’altro dato elettorale rilevante per intendere la sconfitta della Revolución Ciudadana è la mancanza di coinvolgimento del segmento più giovane. Lo si accennava in precedenza: Hervas, centrosinistra, ha ottenuto quasi il 16% delle preferenze grazie alla forte spinta dei giovanissimi. La sua campagna si è svolta quasi interamente in rete e ha avuto un engagement elevatissimo nei social frequentati dai cittadini al loro primo voto. Su TikTok, Hervas è diventata una vera e propria celebrità.

Il registro comunicativo della Revolución Ciudadana e di Andrés Arauz (appena 36enne, potenzialmente il più giovane presidente nella storia dell’Ecuador) si è mantenuto stabile nel tempo, senza presentare particolari innovazioni rispetto all’epoca della década ganada. L’incapacità di arrivare al pubblico più giovane è però legata non solo a una difficoltà nella diffusione, ma anche alla proposta politica in sé. Concentrando buona parte della campagna sull’attacco all’avversario – ricordando il crack finanziario di circa vent’anni fa che costrinse gli ecuatoriani a una vera e propria diaspora -, il messaggio legato alla progettualità è passato in secondo piano. Se questo può aver favorito radicalmente la Revolución Ciudadana nelle circoscrizioni estere (stravincendo praticamente ovunque), all’interno del Paese questo discorso non sembra aver avuto un peso decisivo. Se l’obiettivo era quello di incentivare i giovanissimi al voto per Arauz e la Revolución Ciudadana, concentrarsi sul ricordo di qualcosa che questi non hanno mai vissuto in maniera diretta (nonostante la tragicità dell’evento) è stato sicuramente poco efficace.

In realtà, nel piano di proposte avanzato dalla Revolución Ciudadana, si dà ampio risalto all’educazione e al lavoro per i giovani. Tuttavia, sul piano comunicativo, si è preferito scegliere una via che privilegiasse lo stimolo alla paura (per il ritorno delle politiche neoliberiste con il banchiere più conosciuto del Paese) e alla nostalgia (della década ganada).

elezioni politiche 11A in America Latina. Ecuador, Perú e costituente in Cile
Andrés Arauz, candidato per la Revolución Ciudadana, in un atto dell’ultima campagna elettorale

Riassestarsi e ripartire: in Ecuador, la Revolución Ciudadana a un bivio, così come il progressismo latinoamericano

La Revolución Ciudadana e Rafael Correa hanno segnato un’epoca non solo per l’Ecuador, ma per l’intero continente latinoamericano. La sconfitta contro l’avversario più emblematico, ovvero il banchiere Guillermo Lasso, segna un turning point. Da qui a 4 anni, il progressismo ecuatoriano potrà (o meglio, dovrà) cercare una quadra per fare fronte comune contro le politiche neoliberiste di Lasso. La Revolución Ciudadana può ripartire dagli ottimi risultati ottenuti all’estero (in Europa, Arauz ha ottenuto il 65% delle preferenze) e da alcune roccaforti nazionali come la popolosa Manabí. Così come è insito nella storia del progressismo – che soffre di invecchiamento precoce – ci sarà da re-inventarsi e tornare a innovare e disegnare nuovi orizzonti credibili, raggiungibili e appassionanti.

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